10 maggio 2014 – 19 luglio 2014
Sabrina Mezzaqui in dialogo con Antonella Anedda
“Una forma di attenzione”

Passaggi, nuovo spazio espositivo per l’arte contemporanea diretto da Silvana Vassallo, inaugura a Pisa la sua attività con la mostra Una forma di attenzione, personale di Sabrina Mezzaqui in dialogo con la poetessa Antonella Anedda.

Silvana Vassallo è particolarmente lieta di presentare questo progetto, che ha preso forma da un suo incontro avvenuto a Pisa diversi anni fa con Sabrina Mezzaqui e Antonella Anedda durante un convegno dedicato al rapporto tra immagini e parole.

Sabrina Mezzaqui ha definito la sua arte “una forma di attenzione”, la stessa che può stabilirsi con il pubblico quando si condivide una certa sensibilità, un’attitudine dello sguardo. Anche questa mostra unisce gli sguardi e le voci di due sensibilità affini, pur nella loro diversità, e complici, per l’occasione, di un’incursione nei rispettivi universi creativi.

Sabrina Mezzaqui è un’artista appassionata di libri, Antonella Anedda una poetessa profonda conoscitrice delle arti visive. Con singolare specularità, seppur da prospettive diverse, le loro procedure compositive intrecciano la dimensione visiva e quella verbale amplificandone le risonanze: l’una trae ispirazione dal potere evocativo e simbolico delle parole traducendole in figurazioni plastiche; l’altra pratica un tipo di scrittura lirica i cui tratti peculiari sono riconducibili a una modalità compositiva per immagini.

Ritagliare, ricomporre e restituire schegge di vita, frammenti di pensieri e di visioni è un’ulteriore caratteristica che contraddistingue il loro operare artistico, che si pone come pratica dialogante, interlocutoria, generatrice di epifanie parziali offerte alla condivisione.

Le opere che Sabrina Mezzaqui ha realizzato per la mostra si ispirano a tre libri: “Che tu sia per me il coltello”, di David Grossman, “E disse”, di Erri De Luca e alcune liriche di Antonella Anedda contenute nella sezione “Cucire” di “Salva con nome”, sua recente raccolta di poesie. Con una pratica consolidata, ma che non finisce mai di stupire, Sabrina Mezzaqui manipola libri e pagine di carta tramite ritagli delle righe di testo e piegature; oppure cuce, ricama e copia frammenti di testi. Dalle sue trasfigurazioni prendono corpo delle opere in cui si condensano il senso di un racconto o la profonda verità e bellezza di alcune frasi. Come scrive Antonella Anedda in un testo scritto appositamente per la mostra: “Sabrina non si limita a rileggere i testi che ama, li ripercorre, e percorrendoli come succede nel Midrash li trasforma, li forgia di nuovo, li ritraduce”.

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